
Una carriera incredibile la sua, quale il momento più speciale che ricorda?
"Il più importante è il trasferimento dallo Stoccarda all'Inter. Venendo da un altro Paese, con un'altra cultura, a Milano ho dovuto imparare un altro modo di vivere e di prendere le persone come sono. Ho dovuto capire la cultura italiana, un modo nuovo di pensare. E' stato il passo più importante della mia vita. Poi sono andato al Monaco con Wenger, poi in Premier e poi di nuovo in Germania. E sono finito più avanti in America. Ma il passo dalla Germania all'Italia è stato il momento più importante della mia vita".
E sull'Inter?
"Era un calcio romantico quello. C'erano i tre olandesi al Milan, all'Inter eravamo tre tedeschi, ma poi c'erano Careca, Maradona, diversi stranieri che hanno reso il campionato molto divertente. Era il campionato più forte al mondo".
Grandi sfide con il Milan, eravate più forti voi tre tedeschi nerazzurri o gli olandesi rossoneri?
"Ci siamo dati tante botte (ride, ndr). Siamo rimasti amici alla fine, ma al derby era incredibile. Viverlo era una cosa incredibile, aveva un valore enorme".
Quale dei tre olandesi del Milan avresti voluto all'Inter?
"Erano eccezionali. Sono molto amico di Gullit ma Van Basten è stato un fenomeno. Era un attaccante completo. Se non finiva la carriera per il problema alla caviglia non so dove sarebbe arrivato. Non era Maradona, però in quel periodo è stato il miglior 9 al mondo".
Quando nasce l'idea di diventare allenatore?
"E' stata una sorpresa. Finii da calciatore nel '98 dopo i Mondiali, mi trasferii negli USA, in California, dedicandomi a una vita più tranquilla. Sono tornato al college per capire come funziona il business e nel 2004 Vogts venne a casa mia, parlammo a lungo degli Europei di quell'anno e mi ha chiesto se mi interessava la Nazionale. Avevo fatto il patentino, tutto, ma non ho mai pensato di fare l'allenatore. Lui però chiamò la Federazione e il giorno dopo mi richiamarono e diventai ct".
Che cambierebbe di quell'Italia-Germania del 2006?
"Questi Mondiali sono stati indimenticabili. Avevamo una squadra molto giovane e solo due anni per preparare quella squadra. C'erano Podolski, Lehmann, Ballack, nomi importanti. Con l'Italia avevamo tutto il Paese alle nostre spalle, incredibile. Avevamo un gruppo di ragazzi con uno spirito molto bello, pieno di energia. Ci siamo goduti questo torneo bellissimo. A distanza di anni che dire? Alla fine vinse l'Italia e meritò, perché era un pizzico più matura come squadra. C'erano Del Piero, Totti, più classe rispetto a noi e anche più furbi. Lippi fece le mosse giuste e andò in quella maniera. Abbiamo avuto delle occasioni per fare gol ma l'Italia meritò di andare avanti e di vincere la coppa".